Dopo 3 anni dal precedente lavoro, tornano i Mars Volta, la rumorosa band texana che nell’arco di un decennio ha sempre più diviso il pubblico e scalato le classifiche del no-mainstream. “Noctorniquet” è il nuovo album di inediti uscito il 26 marzo, che segue “Octahedron” del 2009, lavoro che aveva lasciato parecchi dubbi ai fan storici e che anche la critica si era divertita a bersagliare (personalmente invece, lo adoro); nonostante venga rilasciato solo quest’anno, l’ultima fatica della band era già in fase di elaborazione proprio durante la rifinitura del precedente lavoro, per poi essere rimandato per svariato tempo, nel quale l’iper-produttività del chitarrista Omar Rodriguez-Lopez, ha continuato a dare i suoi frutti. Già nel corso dello scorso anno comunque la band aveva performato svariati pezzi che oggi ritroviamo in Noctorniquet, che è ancora una volta un concept-album che racconta di una vicenda che coinvolge il personaggio di una filastrocca, Solomon Grundy ed il mito greco di Giacinto. Già nelle interviste il cantante Cedric Bixler-Zavala aveva parlato di un sound molto diverso, e “punk futuristico”, ed in effetti quest’album suona molto differente da “Octahedron”, un gran passo avanti, nonostante lo stile inconfondibile della band e del suo progressive rock, siano ormai un marchio di fabbrica che ha rischiato più volte di ripetersi in passato. Ma le atmosfere di quest’album sono ancora una volta imprevedibili e immerse nella voglia pazzesca di sperimentazione della band, a proposito della quale, già in tempi non sospetti, il frontman/chitarrista/produttore Omar Rodriguez-Lopez aveva dichiarato che, per questo lavoro, la sua “dittatura” nel processo di scrittura era stata decisamente ridimensionata e rimpiazzata da una vera collaborazione tra tutti i membri del gruppo.
L’album si apre con The whip hand, di certo il pezzo più disordinato e sperimentale, pesante e spolverato di quello che chiamano “noise”. Aegis cambia registro e rientra nei canoni della band, quasi una ballatona aggressiva, dove si apprezza molto la parte vocale di Bixler-Zavala. Dyslexicon passa un po’ innosservata, nonostante non manchi di energia, potrebbe ricordare vari altri pezzi già in repertorio, e si passa a Empty vessels make the loudest, pezzo molto riuscito, atmosferico e dove ancora una volta si nota un notevole cambio nell’utilizzo della voce. The malkin jewel, primo singolo estratto è un’altro pezzo devastante, seguito da Lapochka e In absentia, entrambi caratterizzati da un valido contributo dell’elettronica, quest’ultimo forse il pezzo più maturo e riuscito dell’album da molti punti di vista, un vero capolavoro. Imago, Molochwalker, Trinkets pale of moon e Vedamalady, rappresentano i Mars Volta come già li conoscevamo (quest’ultima ha l’intro che ricorda molto Baba O’Riley degli Who), e quindi si arriva alla title-track, altro pezzo meraviglioso, specialmente per come attacca la chitarra, per poi chiudere nel modo migliore con Zed and two naughts, per molti ancora niente di nuovo, forse, ma ancora una volta convincente.
Noctorniquet (Warner, tra l’altro) è decisamente un album riuscito e scaccia ancora la paura che questa band possa ripetere se stessa. A convincere è sempre la fame di sperimentazione, l’enorme mix di generi e le poche intenzioni di essere digeriti ed esposti al grande pubblico. I Mars Volta dimostrano ancora una volta di poter fare grande musica lontano dai riflettori. Lodevoli.
Tracklist:
- The Whip Hand
- Aegis
- Dyslexicon
- Empty Vessels Make The Loudest Sound
- The Malkin Jewel
- Lapochka
- In Absentia
- Imago
- Molochwalker
- Trinkets Pale Of Moon
- Vedamalady
- Noctourniquet
- Zed And Two Naughts
Line-up:
- Omar Rodriguez-Lopez chitarra, tastiere, sintetizzatori, basso, produzione
- Cedric Bixler-Zavala voce
- Juan Alderete basso
- Deantoni Parks batteria e percussioni
- Salfors Lars manipolazione del suono, missaggio
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